La quarta riga…
La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.
Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 13,1-15)
Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: “Signore, tu lavi i piedi a me?”. Rispose Gesù: “Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo”. Gli disse Pietro: “Tu non mi laverai i piedi in eterno!”. Gli rispose Gesù: “Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Gli disse Simon Pietro: “Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!”. Soggiunse Gesù: “Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti”. Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: “Non tutti siete puri”. Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: “Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.
Commento
In questi tre giorni seguendo le celebrazioni, purtroppo solo via streaming, ti sarà richiesto un po’ di impegno per la ricchezza e l’assoluta abbondanza della Parola di Dio che la Liturgia ti saprà offrire.
Per questo non voglio esagerare aggiungendo troppe parole.
Per oggi penso sia sufficiente un unico spunto che vorrebbe essere il pensiero capace di accompagnare la tua riflessione in questi tre giorni santi.
Il brano di oggi è di una potenza straordinaria.
E’ un brano, apparentemente, chiaro nella sua evidenza: Gesù nella sua umiltà lava i piedi dei suoi apostoli per indicare a quale concretezza deve condurre la scelta dell’Amore vissuto come Lui lo ha vissuto.
Spunto più che legittimo e importante che purtroppo, però, potrebbe facilitare una lettura troppo moralistica sostanzialmente ridotta al chiedersi se, alla fine, si ama come lui ha amato. Ovviamente la conclusione non potrà non essere deludente e dopo anni e anni di delusione si potrà arrivare a concludere che non può essere diverso da così perché noi non siamo Gesù.
In tempi normali (con la partecipazione alle liturgie) la sensazione negativa viene un poco distratta dalla lavanda dei piedini dei bambini fatta dal parroco. E’ un momento che nella sua dolcezza ti porta a guardare i volti dei bimbi che, come si dice, se la ridono sotto i baffi (…che non hanno) e la fatica del parroco che si deve alzare e chinare per dodici volte. Il pensiero triste sulla tua debolezza nel lavare i piedi degli altri sembra, così, essersene andato via. Purtroppo, però, c’è l’attimo in cui il parroco si toglie la specie di grembiule che si era messo per l’operazione e torna a indossare la casula. Pochi istanti che risultano terribili perché ti fanno ritornare al pensiero di prima, un pensiero che ritorna ingigantito. Ti verrà da dire dentro di te. “Facile lavare i piedini puliti e profumati di bambini divertiti e sorridenti, nella scenografia di una solenne liturgia. Nel quotidiano della vita non vedo la Chiesa che predica fare, nell’umiltà, questa lavanda.”.
Se prendiamo la via moralistica, di fronte al gesto di Gesù credo che non si possa andare troppo più in là.
Tutto, invece, cambia se entriamo nel brano per un’altra porta.
La porta si apre se leggi il brano portandoti nel cuore una domanda: “ma chi è Dio?”.
Ti sarà facile pensarlo nella sua onnipotenza. Potrai anche pensarlo come un padre buono che ti vuole bene e ti perdona. Nel ricevere qualche grave ingiustizia lo invocherai come colui che prima o poi arriva a fare giustizia. Se non ricevi la grazia che hai desiderato ardentemente lo guarderai come si guarda a un Dio sordo e nel tempo lo perdonerai.
Adesso, tira un attimo il fiato e, raccolto in te, pensa o rileggi: Dio, l’altissimo, il cui nome è impronunciabile (“non nominare il nome di Dio invano”, “io sono colui che è”) è un Dio che lava i tuoi piedi.
Tutti sappiamo amare. E’ un qualche cosa che è posto nel nostro cuore, ma si mischia con tutte le nostre debolezze per cui nell’amore mettiamo pur sempre una punta di pretesa e, comunque, lo limitiamo a coloro che scegliamo noi. Dobbiamo riconoscerlo: non sappiamo fino in fondo che cosa sia l’amore.
L’amore è Dio? Sì, lo abbiamo sempre detto e ce lo hanno insegnato fin da piccoli, ma ci rimane lontano, infinito, astratto e… impossibile se lasciato a questa genericità.
Cos’è l’amore? L’amore è Dio? Sì, ma cosa vuol dire? L’Amore è Dio che anche in questo momento in cui leggi e mediti è chinato ai tuoi piedi nell’atto di lavarteli.
Sei arrivato all’ultimo versetto, il 15: “Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi.”. Se lo leggi moralisticamente individui il tuo dovere che rimane pur sempre esterno a te.
Se lo leggi ricordando che sei creato a immagine e somiglianza di Dio scopri ciò che tu sei.
TRACCE DI POSSIBILI ITINERARI
Questa volta direi che ciò che ci siamo detti potrebbe diventare il “respiro” con cui vivere questi giorni.
don Alberto

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