La quarta riga…

La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.

Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 15 dal versetto 12 al 17 (Gv 15,12-17)

12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

Commento

Poiché la liturgia propone parte della stessa lettura di ieri, possiamo soffermarci su un versetto che ieri non abbiamo considerato, il versetto 16: “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.”

“Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”.

La comunità cristiana, regolata dal comandamento dell’amore, non è una combriccola di amici legati dal fatto che hanno affinità o interessi comuni. Stando alle parole di Gesù non si è legati neppure dalla consapevolezza di avere la medesima “fede”. A questo proposito occorre dire che, senza dubbio, avere la medesima fede (come per qualsiasi altro ideale condiviso) è fortemente motivante una unione fra persone diverse. Se, però, si sottolinea eccessivamente questo aspetto si corre il pericolo da un lato di trasformare la “fede” in un discorso condiviso (ideologia) e dall’altro si rischia l’integralismo e nei suoi eccessi il fondamentalismo. La fede condivisa potrebbe scadere a identificare un gruppo identitario arroccato nei confronti del mondo degli altri visto come il mondo di quelli che sbagliano, che non capiscono, un mondo pericoloso perché capace di nascoste trame.

Forse per questi pericoli il Signore ci ricorda che siamo insieme solo e semplicemente perché lui ci ha voluto così, chiamandoci a lui uno per volta.

E’ Lui che ti ha scelto e ha scelto le persone con cui vivi e che incontri. Da questa semplice a chiara verità cose consegue? Che ognuno dovrebbe dire: “Tu sei mio fratello e non lo sei a condizione che tu sia come dico io o che tu mi sia simpatico o che la pensiamo alla stessa maniere. Tu sei mio fratello perché Cristo come ha scelto me, così ha scelto anche te”.

Gesù può scegliere gente che è già parente (Pietro e Andrea), può scegliere persone poco raccomandabili e nemiche (Matteo), può chiamare persone che non si sarebbero mai incontrate se lui non le avesse chiamate. Una volta chiamati ci si sente appartenenti l’uno all’altro. Nella reciproca responsabilità, ci si potrà accompagnare con la correzione fraterna per crescere nel bene, ma mai per un progetto di uno sull’altro.

Ricordando quanto ci ha insegnato il cardinale Scola, in quanto ognuno è stato chiamato e scelto da Gesù, nella comunità cristiana la stima è sempre previa a tutto. L’altro non deve convincerti di essere bravo, in gamba, non deve chiederti il rispetto della sua dignità perché tutto ciò è già riconosciuto prima ancora che parli e, questo, perché è uno scelto dal Signore ed è fratello.

Occhio! Scelto dal Signore, quindi setta di iniziati?

Chi è scelto dal Signore? Tu lo sai? Io non tanto perché tutti siamo amati e quindi scelti dal Signore. Ciò che ci differenzia è la risposta della nostra libertà.

Quando uno è lontano possiamo dire che non sia scelto dal Signore?

Penso a Matteo, alla samaritana, alla donna che doveva essere lapidata, a Nicodemo, al giovane ricco, all’assassino che sulla croce si pente, allo stesso san Paolo e penso anche a me e… anche a te. Non mi sembra che il Signore faccia grandi selezioni…

Scelti per dare frutto e il frutto in cosa consiste? Nel moltiplicare le iniziative? nella gara fra parrocchie (…e parroci) per vincere nell’umana classifica dei più creativi e dei più geniali?

Scelti per dare il frutto di osservare e vivere nella quotidianità, e dentro a ciò che ognuno di noi è, il comandamento: “Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.”.

Rimane la promessa di Gesù che sembra smentita dai fatti: “perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda.”

La vita va in un modo tale per cui, davvero, sembra che le preghiere, salvo casi isolati, siano assolutamente non ascoltate. La frase di Gesù, però, non va isolata dal resto. Prima di tutto non va dimenticato quanto detto precedentemente (si ritorna sempre lì) circa

il dimorare di Dio in noi e di noi in Lui,

il tema della vite e dei tralci

La preghiera è la preghiera di Cristo. Forse esagero un poco: quando preghi, di fatto chi prega?

Chi può dire al Padre, senza scadere nel ridicolo: “Padre ascoltami”? Noi che lo ascoltiamo quando ne abbiamo voglia, cioè, parecchio a singhiozzo?

L’unico che può dire al Padre ascoltami e volendo potrebbe persino “pretendere” tale ascolto è solo il Figlio che è tutto nel e per il Padre.

E’ assolutamente vero che ciò che chiederemo sarà immediatamente concesso dal Padre, ma c’è un ma, lo dice Gesù stesso quando precisa che ciò che chiederemo dovremo chiederlo nel suo nome.

Il che non vuol dire pregare con la mentalità del raccomandato: “Padre ascoltami perché ho qui la raccomandazione di tuo Figlio e adesso fammi vincere al totocalcio…”.

Nel suo nome vuol dire sederci vicino a Gesù che prega il Padre e fare nostri i suoi desideri e dialogare con Dio con le sue parole, lasciare che lui diventi il nostro respiro. Pregare come stare seduti vicino a Gesù che prega, immaginarci così e le nostre parole diventeranno man mano sempre più grandi.

Quando perdo un cosa prego s. Antonio di farmela trovare e, immancabilmente la trovo. Se sono in coda in auto può capitarmi di dire un rosario. Se vado a ritirare delle analisi dico al Signore di fare il bravo e di fare in modo che tutto vada bene, arrivo anche a scomodare papà e mamma perché dal cielo mi diano una mano. Non c’è nulla di peccaminoso o di scorretto in questo. Probabilmente nelle notti successive la pesca miracolosa, davanti alle reti vuote qualcuno avrà azzardato: “ e se andassimo a cercare il Signore…?”.

Tutto lecito e bello quando preghiamo come siamo capaci, quando mettiamo nelle mani di Dio i nostri sogni e le nostre speranze o il nostro pentimento come l’assassino sulla croce, ma non è alternativo e non sostituisce il concetto fondamentale: chi prega in noi e per noi è Cristo ed è per questo che nello Spirito santo le nostre parole, i nostri pensieri diventano gemiti inseprimibili come ci dice san Paolo: “Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza; non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili; 27e colui che scruta i cuori sa che cosa desidera lo Spirito, perché egli intercede per i santi secondo i disegni di Dio.

don Alberto

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