La quarta riga…

La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.

Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 15 dal versetto 1 al 8 (Gv 15,1-8)

1 “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato. 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. 8In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli.

Commento

Partiamo dall’immagine della vite. Perché Gesù si serve della vite?

La vite presuppone che esista una vigna e dire vigna nella Sacra Scrittura comporta l’attivazione di un livello di particolare attenzione.

Si può partire da lontano, dal racconto delle origini. Da lì si parte dall’opposto della vigna: l’aridità. E’ la punizione, la maledizione che segue al peccato di Adamo ed Eva: “1All’uomo disse: “Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero di cui ti avevo comandato: “Non devi mangiarne”, maledetto il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba dei campi.” (Gn 3,17-18).

Maledizione, ma non certo per sempre e, infatti, troviamo Noè descritto come il primo appassionato coltivatore di vigne e ahimè anche, senza offesa, come il primo ubriacone. Un giorno bevve così tanto vino da addormentarsi mezzo nudo. Questo incidente a monito per tutti i suoi eredi appassionati non tanto della vigna, ma del frutto lavorato della vite: il vino. “Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna. Avendo bevuto il vino, si ubriacò e si denudò all’interno della sua tenda. Cam, padre di Canaan, vide la nudità di suo padre e raccontò la cosa ai due fratelli che stavano fuori. Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono la nudità del loro padre; avendo tenuto la faccia rivolta indietro, non videro la nudità del loro padre.” (Gn 9,20-23).

A sua discolpa, va detto che, data la novità, non aveva ancora imparato a padroneggiare l’allegra bevanda.

La vigna entra, così, nella storia tra Dio e il suo popolo.

Dei re, a torto o a ragione poco importa, ci si lamenta e mal li si sopporta. La Scrittura profetizza la rivoluzione delle rivoluzioni quando unico re sarà Dio sotto il cui regno, pace e felicità saranno garantite. Come descrivere le condizioni di vita in quel regno? Che immagine si potrà mai usare? Hai indovinato: anche la vigna può tornare utile. La cosa la propone il profeta Michea: Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione, non impareranno più l’arte della guerra. Siederanno ognuno tranquillo sotto la vite e sotto il fico e più nessuno li spaventerà, perché la bocca del Signore degli eserciti ha parlato!” (Mic 4,3b-4).

All’opposto, forse ricordando la lezione data ai progenitori, per descrivere la punizione che incombe sui malvagi, il profeta Amos si rifà ancora all’immagine della vigna, una vigna quasi come un miraggio perché i suoi frutti non potranno essere goduti: “Poiché voi schiacciate l’indigente e gli estorcete una parte del grano, voi che avete costruito case in pietra squadrata, non le abiterete; voi che avete innalzato vigne deliziose, non ne berrete il vino. So infatti quanto numerosi sono i vostri misfatti, quanto enormi i vostri peccati.” (Am 5,11-12).

Della vigna si parla anche nel meraviglioso Cantico dei Cantici dove l’amore travolgente fra un giovane e la donna che ama porta a intravedere la profondità dell’amore fra Dio e il suo popolo. La giovane innamorata dove  trascina gioiosa il suo amato? Facile, in una vigna: “Vieni, amato mio, andiamo nei campi, passiamo la notte nei villaggi. Di buon mattino andremo nelle vigne; vedremo se germoglia la vite, se le gemme si schiudono, se fioriscono i melograni: là ti darò il mio amore!”. (Ct 7,12-13)

Lasciamo la scena d’amore e il ben pensante che si chiederà come sia possibile che nella Bibbia siano finite sia parole cosi osé che una ragazza tanto audace e così priva di ogni casto riserbo. Torniamo alla vigna nel suo contenuto. Questa volta scelgo il profeta Isaia che attraverso l’immagine della vigna ti fa entrare, in un modo profondamente commovente, nel cuore di Dio e nel suo dolore. La vigna diventa simbolo del popolo di Dio.

“1 Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna.

Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle.

2Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi

e vi aveva piantato viti pregiate;

in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino.

Egli aspettò che producesse uva;

essa produsse, invece, acini acerbi.

3E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda,

siate voi giudici fra me e la mia vigna.

4Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna

che io non abbia fatto?

Perché, mentre attendevo che producesse uva,

essa ha prodotto acini acerbi?

5Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna:

toglierò la sua siepe

e si trasformerà in pascolo;

demolirò il suo muro di cinta

e verrà calpestata.

6La renderò un deserto,

non sarà potata né vangata

e vi cresceranno rovi e pruni;

alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.” (Is 5,1-6)

Dato l’impegno che hai messo in questi giorni, volutamente, oggi, la forma ha cercato di essere leggera, ma qui arriva la sorpresa finale. Quella vigna che non corrisponde all’amore di chi l’ha piantata e custodita non solo sei tu e io, ma tutta l’umanità di tutti i tempi.

Siamo abituati a pensare a Gesù e ne facciamo di volta in volta un maestro di morale, uno stimolo per l’impegno sociale, un simpatico e invadente rompiscatole della nostra tranquillità, ma il punto è un altro. Lui è la vite che non c’è mai stata e che senza di lui mai ci sarebbe stata.

Lui è la vite che sa dare il frutto atteso. Lui è quella risposta di amore a Dio che mai l’umanità, tutti noi e noi come singoli abbiamo mai dato e che da soli mai saremmo stati e saremmo capaci di dare.

Lui è quel sì d’amore al Padre che è l’unica risposta possibile all’amore con cui Dio Padre ama.

Adesso puoi soffermarti a lungo con gusto, tenerezza, commozione sulle parole di Gesù;. “Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. 2Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. … 4Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. 5Io sono la vite, voi i tralci.”.

don Alberto

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