La quarta riga…

La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.

Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 15 dal versetto 26 al capitolo 16, versetto 4 (Gv 15,26-16,4)

Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.

Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto. Non ve l’ho detto dal principio, perché ero con voi.

Commento

Mi sembra che dalla Parola di Dio di oggi ci vengano tre spunti importanti per la nostra riflessione.

Il primo.

Gesù ci anticipa con chiarezza che nella storia la Chiesa e ogni suo discepolo non avrà sempre la vita facile. Secondo Gesù la causa prima di questa situazione non è da attribuire ai limiti umani, caratteriali o all’incoerenza nella vita di fede perché, paradosso dei paradossi, più la Chiesa è santa e meno trova simpatia.

La faccenda si fa ancora più oscura perché l’insofferenza nei confronti dei suoi discepoli non verrà prevalentemente da atei anti clericali, ma da credenti in Dio: “viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio”.

La persecuzione nei secoli ha preso volti diversi. Gesù nella sua profezia non ne indica direttamente nessuno sarà il palcoscenico della storia a presentarli di volta in volta. Un volto, però, si presenta chiaro fin dall’inizio. Non viene indicato direttamente, ma è assolutamente e chiaramente presente in tutta la vita di Cristo: Gesù è accusato e messo in croce dai suoi correligionari.

Ho usato apposta il termine correligionari per togliere la voglia di tornare alla folle idea dei Giudei uccisori del Cristo. Ho usato il termine, però, anche per un secondo motivo. Il termine ricorda che normalmente, nelle parrocchie di tutto il mondo, la “persecuzione” arriva dai vicini.

Da dove vengono le critiche più feroci, gli atteggiamenti distruttivi, le calunnie, le pretese? Lo sappiamo tutti che spesso (non tutti naturalmente) sono i più vicini al campanile che lo abbattono con i picconi delle loro lingue.

Diventa necessario chiedere al Signore che cosa si debba fare qualunque sia la forma della persecuzione subita, anche di quella che è paventata come l’unica e la più feroce da alcuni ambienti cattolici: la subdola persecuzione di una mentalità mondana che vuole cancellare il cristianesimo.

Prima di tutto Gesù ci invita a non scandalizzarci.

Se da un lato ci invita a non scandalizzarci, dall’altro non ci dice di abituarci. C’è una grossa differenza.

Che ci sia l’erba gramigna in mezzo al buon grano non è cosa che deve stupirci al punto che ci dice che deve convivere col grano buono, però non per questo ci ordina di seminarla.

Non dobbiamo, cioè, ridurci alla pessimistica considerazione che le cose nel mondo vanno così e che non c’è nulla da fare.

Non scandalizzarsi vuol dire sapere che questo può benissimo accadere e, immediatamente, darsi da fare perché non sia. Al di là del coronavirus, per esempio, si sa da sempre che l’inverno porta l’influenza e, per questo, si predispongono le misure necessarie. Non ci si limita a gridare allo scandalo perché certe cose non dovrebbero mai accadere, non si va a caccia dell’untore o del mago cattivo, si studia un vaccino e si ricorre ad esso..

Darsi da fare, dunque, ma come? Questo è il secondo spunto.

“Vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza”.

Sempre in ogni situazione ancora di più, oserei dire, quando siamo perseguitati (in qualsiasi forma) siamo chiamati a dare testimonianza e in cosa consiste? Nell’essere di Cristo, con Cristo e in Cristo. Essere, nella comunione, il suo corpo che si prolunga nella storia, agire come Lui.

Pietro aveva pensato di risolvere le cose con la spada, gli altri hanno pensato che fosse meglio defilarsi via, Gesù è salito sulla croce.

Certamente ci possiamo e dobbiamo servire di tutti i mezzi (leciti e cristiani) per difendere la realtà della Chiesa. Mezzi di comunicazione, scuole di pensiero, serrato dibattito critico, ma sono solo strumenti con cui veicolare il comandamento proprio di Cristo: donare sé in obbedienza al disegno del Padre nella testimonianza della vita.

Gesù ha fatto miracoli, ha polemizzato, ha parlato, ha spiegato, ha condiviso, si è inquietato, ma non si è limitato a questo: è salito sulla croce e in quel “salire” ha siglato tutta una vita vissuta nella logica della croce.

Che senso può avere, come purtroppo avviene per certa parte del nostro mondo cattolico, una difesa della Chiesa fatta con acredine, con odio? Salvano le strategie o l’amore? La furia vendicativa o l’amore che perdona?

Vorrei arrivare a dire: perché usare il verbo difendere che porta con sé l’immagine della guerra giusta, delle barricate per proteggere, quando Gesù ha usato il verbo testimoniare?

Non c’è difesa per il semplice motivo che siamo sempre in missione come testimoni dell’amore di Dio, nella speranza e nella preghiera di essere credibili sia pure in mezzo alla fatica delle nostre debolezze.

C’è un’ultima considerazione, la terza.

Gesù dice: “vi uccideranno”, non dice di andare a farci ammazzare. Il cristiano non è uno che per amore è passivo e va volontariamente incontro alla morte.

I Padri della chiesa condannarono o quanto meno criticarono aspramente coloro che per fideismo in tempo di persecuzione si autodenunciavano per andare incontro al martirio.

Il più delle volte, per un ultima umana paura, invece dell’eroico martirio andarono incontro all’abiura.

Il cristiano non ama essere perseguitato e farà di tutto per evitarlo.

Il cristiano ama amare e farà di tutto per poterlo fare.

don Alberto

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