La quarta riga…

La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.

Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 16 dal versetto 16 al versetto 20 (Gv 16,16-20)

16Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete”. 17Allora alcuni dei suoi discepoli dissero tra loro: “Che cos’è questo che ci dice: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”, e: “Io me ne vado al Padre”?”. 18Dicevano perciò: “Che cos’è questo “un poco”, di cui parla? Non comprendiamo quello che vuol dire”.

19Gesù capì che volevano interrogarlo e disse loro: “State indagando tra voi perché ho detto: “Un poco e non mi vedrete; un poco ancora e mi vedrete”? 20In verità, in verità io vi dico: voi piangerete e gemerete, ma il mondo si rallegrerà. Voi sarete nella tristezza, ma la vostra tristezza si cambierà in gioia.

Commento

“Un poco e non mi vedrete più; un poco ancora e mi vedrete…”.

E’ più che giustificata la reazione dei discepoli che non capiscono bene cosa intenda Gesù.

Gesù, che sa leggere nel tuo come nel loro cuore, fa emergere la domanda dei discepoli che da parte loro sarebbe rimasta confinata nei pensieri.

La risposta di Gesù invece di chiarire sembra confondere. Un segnale, però, c’è ed è rappresentato dalle parole successive con le quali Gesù anticipa ai quei discepoli e a tutti i discepoli il loro destino. Mi riferisco al passaggio dove anticipa che il mondo sarà ben lieto della loro tristezza e viceversa nel caso della loro gioia.

Vedo in questo passaggio la porta per entrare dentro a “un poco e non mi vedrete più;  un poco ancora e mi vedrete”.

Vediamo la prima parte: un poco e non mi vedrete.

La tristezza, il dolore contestano la verità circa la presenza di Dio. Tanto per dare un’idea: quale  presenza di Dio potevano immediatamente sperimentare gli internati nei lager nazisti e in generale gli internati di ieri e di oggi nei lager di feroci dittatori o di democrazie in corto circuito?

Le parole di Gesù non hanno, allora, a che fare con noi perché, per grazia di Dio, non siamo in quella situazione?

Prova a pensare, io ti ho proposto un esempio estremo, ma il dolore in cui si può sperimentare l’assenza di Dio è esperienza abbastanza “normale”.

Ho detto il dolore dell’assenza, ma prima di quello c’è il dolore dello scandalo.

Ti sembrerà una parola singolare e inappropriata, ma se ne aggiungo altre due: Venerdì e Sabato santo? “Scandalo” è ancora una parola inappropriata?

Il Venerdì è il giorno dello scandalo della croce perché sulla croce muoiono gli assassini, non può e non deve morire il Messia e per questo tutti lo abbandonano.

Sulla croce la giustizia umana, sia pure con tutti i suoi limiti, ripareggia i conti e l’assassino non può essere perdonato cosa che, invece, fa il Cristo inchiodato al medesimo supplizio.

Lo scandalo del Venerdì Santo arriva fino a te.

Poco scandalo se la Croce rimane oggetto di parole e di ideali astratti, molto, troppo scandalo quando ha la pretesa di diventare criterio.

E’ lo scandalo dell’onestà, della sincerità, della lealtà (il vostro parlare sia sì, sì, no, no. Il resto viene dal maligno) che, per esempio, devono essere il tratto del cristiano. E’ lo scandalo del perdono e dell’amore (ritorna la faccenda del porgere l’altra guancia e del miglio) che sono la legge della Croce.

E’ lo scandalo, cioè, di una vita che è agli antipodi rispetto alla logica umana e dei criteri che guidano la società.

E’ l’esperienza che i discepoli fanno in questo brano e in altri passaggi che lo precedono. Gesù anticipa ciò che sarà e loro non intendono. Pietro arriva addirittura a sconsigliare Gesù dal fare certi discorsi che potrebbero deludere il gruppo. All’udire quelle parole che non vogliono capire, gli apostoli non sono  ancora arrivati allo scandalo, infatti, a differenza di coloro che abbandonano il Signore, gli rimangono fedeli.

La fedeltà inizia ad essere per loro un atto difficile, ma ancora possibile perché ascoltano quelle parole solo  come parole, sia pure imbarazzanti.

Quando le parole diventano la Parola della Croce e il suono della voce di Gesù è sostituito dal suono dei martelli che picchiano sui chiodi, sconvolti scappano lontano anche loro.

Ecco il primo aspetto del “un poco e non mi vedrete”. E’ lo spazio della tua lotta quotidiana contro lo scandalo della croce quando questa intende immergersi nella tua vita, nelle tue scelte, nei tuoi giudizi.

Questo primo silenzio di Dio, che non parla più il tuo linguaggio, si confronta con le tue parole fatte talvolta di rabbia, di vendetta, di separazione tra buoni (tu) e cattivi (gli altri), di egoismo che non accoglie, di giudizi che non conoscono la misericordia e il perdono.

Dopo il Venerdì succede il Sabato con il suo tragico silenzio.

Se il Venerdì Santo nella tua vita è lo spazio dello scandalo, si tratta pur sempre dello scandalo di fronte a una realtà presente e sperimentabile: la Croce che è messaggio visibile. Messaggio inaccettabile, rigettato, da cui fuggire ma, comunque, parola oggettiva e, soprattutto, presente.

Ora, nel Sabato Santo, è silenzio assoluto. Dio sembra scomparso.

E’ il silenzio di Dio quando precipiti nel dolore e lo affronti con le risorse della tua umanità.

E’ il silenzio nelle preghiere senza gusto divenute parole aride e solo ripetute.

E’ il silenzio in ciò che vivi e fai e che sembra una dimensione parallela rispetto al mondo del Vangelo che per accenno intravedi solo quando entri in chiesa.

Strano il Venerdì dell’amore e strano il Sabato il giorno dell’amore per tutti.

Gesù muore per amore e già lì, nella Croce, ama e perdona tutti, ma lui è il Verbo che si fa carne fino al punto di entrare, discendere nella profondità della morte. Dal venerdì possiamo prendere le distanze, negargli il nostro assenso, dalla morte ci è impossibile: di lì passiamo tutti, ma proprio tutti.

In quel discendere estremo la Croce già data per tutti è condotta a tutti.

Strani giorni in cui l’assenza è la fonte della presenza. L’amore, infatti, trionfa e dona forza e capacità (Spirito Santo) perché gli occhi imparino a vedere, ma prima, come Cristo, occorre passare per il Venerdì e il Sabato santi.

Dopo è il giorno della Domenica di Pasqua, giorno che supera il silenzio, giorno dell’amore vittorioso che illumina e dà luce ai giorni dell’obbedienza e dell’amante abbandono nel tuo Venerdì e Sabato santi: i giorni del silenzio di Dio.

E’ lo spazio del un poco ancora e mi vedrete in cui cercheremo di entrare domani.

don Alberto

Related Article

Write a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.