La quarta riga…

La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.

Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 14 dal versetto 1 al 6 (Gv 14,1-6)

1 Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. 2Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? 3Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. 4E del luogo dove io vado, conoscete la via”.

5Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. 6Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.

Commento

I precedenti del brano di oggi: siamo ormai prossimi alla Pasqua, il Signore ha lavato i piedi ai suoi discepoli e Giuda è da poco uscito dal cenacolo per consumare il suo tradimento.

Gesù nel finale del capitolo 13 dice ai suoi apostoli: “33Figlioli, ancora per poco sono con voi; voi mi cercherete ma, come ho detto ai Giudei, ora lo dico anche a voi: dove vado io, voi non potete venire.” (Gv 13,33).

Il turbamento degli apostoli è grande e lo esprime per tutti Pietro: “Signore, dove vai?”. Gli rispose Gesù: “Dove io vado, tu per ora non puoi seguirmi; mi seguirai più tardi”. (Gv 13,36).

La ferma volontà che Pietro manifesta di seguirlo ovunque andrà, trova un tragico fermo nella profezia che Cristo gli fa circa il suo triplice tradimento.

Così si chiude il capitolo 13 e si apre il 14.

I primi tre versetti del capitolo 14 (che hai appena letto) sono le parole usate da Gesù per confortare i suoi discepoli.

E’ vero, dove lui va i suoi discepoli per ora non possono seguirlo, ma questa è la premessa necessaria perché possano vivere una comunione piena con Lui e fra loro, ma ora devono fidarsi di Lui e del Padre (cfr. n.62).

Chiede a loro e a noi un atto di affidamento grande e difficile: devono credere che colui che verrà ucciso come un malfattore è Dio, è il salvatore. Ormai siamo “esperti”: devono e dobbiamo credere che la logica che conduce alla Vita non è l’atto di prepotenza e predominio, ma l’amore che tutto si dona e si consuma per l’altro.

L’esito di questo affidamento sarà essere dove è Lui e lui è nella Casa del Padre dove i posti sono tanti. Per ciascuno dei suoi Lui stesso preparerà il posto. Lui ci prenderà con sé perché vuole che dove sarà lui abbiamo ad esserci anche noi. Perdona ma quel “vi prenderò con me”, mi fa venire in mente l’immagine di una donna innamorata che prende  e stringe l’uomo che ama e se lo tiene stretto, stretto.

Cosa intende Gesù per casa del Padre? Si avverte in queste parole una  promessa solida circa la vita eterna e non a caso il brano viene letto nel corso della celebrazione funebre, ma la promessa di quella Casa ha bisogno di un’esperienza che la preceda e che sia così vera e forte da offrire una garanzia certa di tale promessa.

La Casa del cielo è preceduta da una Casa già aperta per noi e dove Cristo con la resurrezione ci ha preparato un posto. Questa casa in cui già abitiamo è la loro comunione, è l’amore infinito che li lega.

Gesù ti garantisce, oggi, adesso, mentre leggi queste righe che tu abiti già nel “cuore” della santissima Trinità.

E da un po’ di numeri della Quarta riga che come l’ape sui fiori, giriamo, giriamo ci tuffiamo nell‘intimità della corolla ne usciamo, voliamo via e torniamo. Ci tuffiamo nell’idea dell’amore di Dio e avvertiamo che non è più questione del nostro amore per Lui me del suo, infinito, per noi.

Non so, spero di trovare le parole efficaci a dire cosa sta accadendo.

Non siamo cambiati particolarmente. Tutto in parte è come prima, ma ci ha sorpreso un vento, una frescura nuova.

Non credo che tutti possiamo dire di aver trovato la voglia di pregare di più, forse non abbiamo trovato nulla, ma sentiamo qualcosa che ci fa tornare al fiore bello e splendente nel sole. Il ripetere questi concetti ci porta ad avvertire che siamo come “risucchiati” in un vortice d’amore che ci trascina in alto.

Continuiamo a dire le nostre preghiere, e guai se le lasciamo, eppure nel mentre preghiamo avvertiamo qualcosa che è oltre le parole che ripetiamo a memoria.

Mentre fino ad oggi pregare voleva dire, più o meno, che eravamo riusciti a dire tutte le preghiere della giornata ora mi sembra che pur rimanendo nella forma identiche e dovendo ancora fare i conti con le palpebre che tendono a chiudersi o con la scarsa voglia o la distrazione, sono come il nastro d’asfalto dell’autostrada.

Mentre guidi lo vedi distendersi davanti soprattutto quando discendi dall’alto.

Sei seduto alla guida, tieni il volante fra le mani, hai appena superato quel camioncino e tutto sembra esaurirsi nel tuo presente mentre la strada, che percorri, si inerpica con la sua leggera e costante pendenza.

Il motore sembra appena risentirne perché ti rende di meno e poi… e poi dall’alto inizi a scendere.

Davanti a te si è aperta una vallata con lontano una leggera corona di colline.

Come un fiume il manto d’asfalto nero scende con le sue anse, prosegue e corre oltre il punto in cui sei e lo vedi tuffarsi là in fondo in mezzo a quei colli, oppure nel salto di un lungo viadotto. Non sei là, in quell’orizzonte confuso nel sole d’estate, sei al culmine della salita, ma ora vedi  aprirsi tutto davanti ai tuoi occhi.

Il continuo ritornare sul fiore dell’Amore di Dio e di una casa per te e per me che è il “cuore” di Dio, non mi porta ad abbandonare la guida della mia vita. Non porta a lasciare il volante della preghiera, della messa, della confessione. Li si stringe ancora più fortemente, ma qualcosa si è liberato: non si vede più solo il tachimetro, i tergicristalli riposti sul bordo inferiore del parabrezza quasi appisolati, non si vede più solo il pezzettino di strada della salita. Ora si vede lontano, si intuisce cha le strada è bella, è lunga, è tutta da percorrere, che è qualcosa che avrà la forza di attirati.

Occhio, ci siamo fermati, siamo entrati nell’autogrill, sudati aspettiamo impazienti alla cassa per un po’ di caffè, di brioche. Ah, sì, poi dobbiamo fare il pieno e andare anche in un altro posticino… Su, forza, si riparte. Gli occhi tornano a guardare l’orologio, le mani corrono a sistemare l’autoradio.

La strada come un fiume?

Mah, vagabondaggi del pensiero fatti per non addormentarsi. Che fiume ci può essere in questo piattume pieno di auto ora in coda, ora in corsa, ma… improvvisa (o fedele?) la strada torna a inerpicarsi.

Che strano là sembra sparire… una curva? Una nuova discesa? Torna la corsa di un fiume che riparte, che attira e che chiama?

“Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?”. 6Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.“.

don Alberto

Related Article

Write a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.