La quarta riga…

La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.

Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 14 dal versetto 15 al 21 (Gv 14,15-21)

15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.

Commento

Ritorniamo al capitolo 14 del Vangelo secondo Giovanni ad alcuni dei versetti che le letture feriali ci avevano fatto saltare.

Il brano si apre con la solenne dichiarazione di Gesù: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” che si completa con quanto riportato dal capitolo 15 al versetto 10 trovi: “Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore.”

oppure in questo stesso brano: “Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama.”.

Non si tratta di una contraddizione e con queste due dichiarazioni non si apre una sorta di gara tra “mistici” e “operativi”.

Si tratta della dinamica dell’amore che, nello stupore grato, trova il gioioso desiderio di corrispondere all’amore ricevuto.

Se Gesù avesse detto: “questi sono i miei comandamenti, fai il santo favore di metterli in pratica. Se li metti in pratica sei mio amico, altrimenti te la faccio pagare”, non avrebbe detto nulla di originale, nulla di diverso da quello che direbbe un qualsiasi re, imperatore, condottiero al suo vassallo.

Gesù, invece, capovolge tutto e, se ci pensi bene, si impegna con noi in un modo assoluto e definitivo.

Se, infatti, uno pone la condizione “se mi ami” è evidente che ritiene di potersi aspettare tale amore. Se io ti prendo a cazzotti e poi ti dico “se mi ami…” è chiaro che mi mandi a quel paese detestandomi in cuor tuo. Se, invece, uno ti dona tutto: soldi, cuore, pensiero, vita è altrettanto evidente che hai molti motivi per orientare la tua libertà a una risposta positiva.

“Se mi amate osserverete i miei comandamenti”, Gesù lo può dire senza coprirsi di ridicolo perché ha amato tutti in tutto e per tutto e, per questo, può aspettarsi e desiderare una risposta d’amore.

Partire dall’amore, poi, sostituisce alla prigionia dell’elenco delle cose da fare e delle cose non fatte l’avventura della vita. L’amore, infatti, non è una cosa da fare o una serie di cose da fare, è slancio del cuore, passione che cresce, lotta, cammina dentro la vita e che si impara con e nella vita, giorno dopo giorno, ora dopo ora.

Mi ricordo di un signore che anni e anni fa al pranzo di anniversari di matrimonio mi confidava le tappe dell’amore nella vita di coppia: Il fuoco e la passione che caratterizzano l’inizio. A questo succede il tempo del gelo dell’inverno o dell’aridità del deserto, un tempo che può durare mesi come anni. Nella resistenza d’amore si arriva al tempo dell’amore vero e profondo. Un amore lontano dalle punte accese della passione, ma forte della calma del fiume che nella pianura possente e silente spinge verso il mare. Un amore solido dove si è veramente e profondamente uno nell’altro e grati per il fatto che l’altro sia con i suoi difetti, con i suoi pregi, con la sua tenera presenza. A questo segue, infine, l’ultimo: il tempo della complicità quando anche senza parole col solo sguardo si sa cosa c’è nel cuore dell’altro e ognuno provvede con tenera attenzione alle pastiglie da prendere, ad appoggiarsi al braccio dell’altro quando si va a fare la spesa…

Quando Gesù pone il “se mi amate” sta parlando di questa storia, di questo spessore dell’essere insieme che cresce e matura nel tempo, con le sue cadute, con sua forza di ripresa, con le sue debolezze, con i suoi slanci. Vicenda molto e molto più affascinante rispetto al gelido e pretenzioso obbligo dell’osservanza di un precetto.

Il comando genera orgoglio e supponenza se osservato o doppiezza se non osservato. L’amore obbliga con vincoli forti e totalizzanti.

L’osservanza si sente in credito, l’amore si sente sempre in debito e questa è la seconda parte del movimento cui invita Gesù: “se osserverete i miei comandamenti rimarrete nel mio amore”.

Il dono non finisce qui, va oltre. Parti dalle parole antiche del libro del Deuteronomio: “Questo comando che oggi ti ordino non è troppo alto per te, né troppo lontano da te. Non è nel cielo, perché tu dica: “Chi salirà per noi in cielo, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Non è di là dal mare, perché tu dica: “Chi attraverserà per noi il mare, per prendercelo e farcelo udire, affinché possiamo eseguirlo?”. Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica. “ (Dt 30,11-14).

La relazione d’amore con Dio, in Cristo, non è una parola esterna a te. Trattandosi di amore, è dentro di te, nelle fibre del tuo essere e, in questo senso, è più vincolante di qualsiasi legge perché cammina con te, respira con te, ti appartiene, ti fa essere ciò che sei.

E’ dentro di te non per un tuo sforzo, non è, cioè, dentro di te come un’idea ormai assimilata. E’ dentro di te nella verità, nella realtà, prende forma nel dono dello stesso Spirito che ha mosso e guidato il Signore.

Lo Spirito Santo è la vita d’Amore che unisce il padre al Figlio e il Figlio al Padre e questo amore è in te, ti muove, ti ispira, ti insegna, ti guida, se tu lo vuoi ascoltare e seguire: “e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi.”

Solo nell’amore si conosce e si “vede”: “Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.

Ora credo di comprendere meglio ciò che il Signore intende quando dice: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.” (Mt 11,25).

don Alberto

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