La quarta riga…

La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.

Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 17 dal versetto 1 al versetto 11 (Gv 17,1-11)

1 Così parlò Gesù. Poi, alzàti gli occhi al cielo, disse: “Padre, è venuta l’ora: glorifica il Figlio tuo perché il Figlio glorifichi te. 2Tu gli hai dato potere su ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. 3Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. 4Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare. 5E ora, Padre, glorificami davanti a te con quella gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse.

6Ho manifestato il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me, ed essi hanno osservato la tua parola. 7Ora essi sanno che tutte le cose che mi hai dato vengono da te, 8perché le parole che hai dato a me io le ho date a loro. Essi le hanno accolte e sanno veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato.

9Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi. 10Tutte le cose mie sono tue, e le tue sono mie, e io sono glorificato in loro. 11Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.

Commento

Vorrei soffermarmi sul tema della gloria.

Glorifica il Figlio tuo”, “perché il tuo Figlio glorifichi te. Glorificare Dio, sia resa gloria a Dio. Le conosciamo queste espressioni, ma cosa vorranno mai significare?

C’è una gloria che si cerca fra gli uomini la ricorda Giovanni attraverso queste parole di Gesù:

“ Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. … Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: “È nostro Dio!”, e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola.” (Gv 8,49-50.54-55).

Possiamo accompagnare queste parole con queste altre presenti nel Vangelo secondo Matteo: “quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa.” (Mt 6,2)

C’è una gloria che gli uomini cercano nei rapporti fra di loro. La gloria dei sondaggi di opinione, cioè una gloria che c’è se gli altri la celebrano e che si fa di tutto per ottenere.

E’ la gloria che ci rende schiavi del giudizio degli altri, è la gloria per la quale nel mentre saliamo negli indici di gradimento scendiamo di gradino, in gradino verso la schiavitù. Per tenere, infatti, alto l’indice si deve sempre più recitare una parte sul palcoscenico del mondo.

C’è anche la gloria imposta in una vanitosa esibizione delle proprie presunte qualità, dei propri titoli di studio, delle onorificenze acquisite, dei ruoli di responsabilità nel mondo del lavoro, nella società, una gloria riassunta in queste parole: “la lingua: è un membro piccolo ma può vantarsi di grandi cose. Ecco: un piccolo fuoco può incendiare una grande foresta!” (Gc [=Giacomo] 3,5).

La gloria, dunque, come qualcosa che “imposta” o affannosamente ricercata deriva dal plauso, dal consenso degli altri.

A questo punto, come si possono dimenticare la parole di Maria nel Magnificat? “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati,

ha rimandato i ricchi a mani vuote.” (Lc 1,49-53)

Gesù alzando gli occhi al cielo (preghiera) chiede al Padre: “glorifica il Figlio tuo”.

La vera gloria è come la bellezza, è ciò che graziosamente (dono) si offre, si manifesta. La gloria per Cristo è qualcosa che si manifesta in Lui e che viene dal Padre.

Allora la gloria è una strana cosa che ti arriva se non fai nulla?

Ti aiuta questo altro passaggio: “Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete, … un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Dai loro frutti dunque li riconoscerete.

Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. (Mt 7, 15-16.18.20-21)

Perché il Padre manifesti la sua gloria (la sua potente azione) occorre dare un frutto buono e il frutto è una vita (in pienezza quella di Gesù) che rende gloria a Dio perché manifesta la sua santità, il suo splendore.

Il Figlio, unico, può dire in totale verità: “Io ti ho glorificato sulla terra, compiendo l’opera che mi hai dato da fare”. Attraverso tutta la vita del Figlio fatto uomo, il Padre è stato glorificato perché Cristo ha reso manifesto, in tutto il suo splendore, il mistero di Dio amore.

Cristo, ora, si sta preparando all’offerta di sé sulla Croce. Sarà sulla Croce che il mistero di Dio amore si manifesterà in tutta la sua potenza, nella sua forza vittoriosa (resurrezione-Ascensione) perché lì si rivela definitivamente che l’amore è più forte di ogni rifiuto e vince ogni sconfitta.

E’ ciò che il Figlio invoca dal Padre: “glorifica il Figlio tuo”. E’ un intreccio difficilmente districabile perché il Figlio e il Padre sono perfettamente uno nello Spirito Santo. Il Figlio glorifica con la sua vita il Padre, cioè, rende manifesto il mistero d’amore e il Padre glorifica il Figlio manifestando in Lui la sua potente azione attraverso i segni che Cristo compie, attraverso le sue parole e, in pienezza, nella morte e resurrezione.

Siamo quasi esausti. Siamo su una parete a picco. Forza poggiamo il piede su un appiglio e diamo l’ultimo colpo nella salita.

Nel prologo Giovanni aveva detto: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità” (Gv 1,14). Come si può non restare a bocca spalancata, increduli, stupiti e senza parole nel prendere atto che il rivelarsi di Dio è passato attraverso la forma umana. Leopardi dietro alla siepe pensa a ciò che è oltre, alzi gli occhi al cielo e le stelle ti parlano, ma è tutto uno strano gioco di chiarezza e di ombra. Intravedi l’infinito, ma ti spaventa, ti sfugge. Il suo volto, la sua realtà è nell’ombra. Nel Verbo fatto carne, invece, l’umano si fa luminoso e dice e parla del mistero di Dio.

Non so, ma qui intravedo il senso della Chiesa, della nostra umanità, della nostra comunità: l’umano che rende gloria, manifesta l’amore del Padre e che invoca di essere glorificato, cioè che agisca la potenza di Dio.

Ora, sono proprio esausto e, arrivato sul pianoro, mi distendo nell’erba soffice e mi lascio andare al riposo. Nel riposo, guardando il cielo, mi interrogo: “sono venuto per il sentiero giusto? E’ proprio qui che dovevo arrivare?”. Al momento (è la stanchezza a farmi parlare?) non mi importa, mi basta guardare al Cristo, vero Dio e vero uomo. Fissando in lui il cuore, mi sembra di vedere una luce abbagliante, la luce dell’amore.

Ora, con gli occhi quasi chiusi per il sonno, mi vado chiedendo (forse è già dormiveglia): “queste mani, queste gambe, questo cuore, questa mente possono rendere gloria a Dio? Possono manifestare la sua gloria?” Mi viene da ridere, però stasera guardando alla carne di Cristo mi si accende la luce della speranza.

don Alberto

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