La quarta riga…
La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.
Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 9 dal versetto 1 al 41 (Gv 9,1-41)
Passando, vide un uomo cieco dalla nascita e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”. Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe” – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: “Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?”. Alcuni dicevano: “È lui”; altri dicevano: “No, ma è uno che gli assomiglia”. Ed egli diceva: “Sono io!”. Allora gli domandarono: “In che modo ti sono stati aperti gli occhi?”. Egli rispose: “L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista”. Gli dissero: “Dov’è costui?”. Rispose: “Non lo so”.
Condussero dai farisei quello che era stato cieco: era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri invece dicevano: “Come può un peccatore compiere segni di questo genere?”. E c’era dissenso tra loro. Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Egli rispose: “È un profeta!”.
Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. E li interrogarono: “È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?”. I genitori di lui risposero: “Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé”. Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. Per questo i suoi genitori dissero: “Ha l’età: chiedetelo a lui!”.
Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”. Quello rispose: “Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. Allora gli dissero: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”. Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. Lo insultarono e dissero: “Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. Rispose loro quell’uomo: “Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. E lo cacciarono fuori.
Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui.
Gesù allora disse: “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi”. Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo ciechi anche noi?”. Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane”.
Commento

Mentre ero in chiesa mi si è accesa una luce nel cuore che desidero fortemente condividere con voi.

Oggi siamo di fronte a qualcosa che non avremmo mai pensato di vivere. Le morti diventano veramente troppe e con esse è naturale che inizi a insinuarsi nei cuori una domanda rivolta a Dio: ma dove sei? Perché permetti questo? Dove sei… se ci sei! Sono le domande che da sempre il dolore suscita nei cuori degli uomini. Si tentano le risposte che sostanzialmente si muovono su due linee. Arrivare a concludere che Dio non c’è e, per usare un’espressione uscita dopo l’esperienza della Shoà, che Dio è morto, oppure, per difendere Dio e la sua esistenza, arrivare a dire che ce lo meritiamo per i nostri peccati.

Paradossalmente questa di fatto sarebbe un altro modo per negare l’esistenza di Dio perché un Dio così non esiste.

Rimarrebbe una terza possibilità, quella del silenzio e della forza nel rimanere uniti a Dio anche quando non lo si capisce. Su questo (potremo tornarci) molto hanno da insegnare i maestri, i rabbi della religiosità ebraica.

Ma ecco, che dopo quaranta e più anni di commento di questo brano del cieco nato, che nella liturgia ambrosiana tornava e torna identico in tutte le quaresime, per la prima volta la mia attenzione è stata rapita da quella frase evidenziata sulla quale sono sempre volato via veloce per atterrare nei commenti ai segni, ai rimandi, ai passi della fede di cui il brano è ricco come una miniera.

Tutto, questa volta, si è, invece, fermato lì a quella frase di Gesù: è perché in lui siano manifestate le opere di Dio.

Prova a pensare a Gesù nell’orto del Getsemani. Anche Lui avrebbe potuto dire: “ma Dio dove sei? Perché taci? Ma esisti veramente?”. No, Gesù ha pianto, ha sofferto e ha seguito il Disegno del Padre e in Lui si è manifestata l’opera di Dio e noi siamo stati salvati.
Pensa a padre Kolbe, ai cristiani uccisi anche in questo secolo per la loro fede, pensa al Vescovo vietnamita rimasto in carcere venti e più anni che con la sua bontà ha convertito al cristianesimo i carcerieri che dovevano vigilarlo. In tutti si è manifestata l’opera di Dio. Certo tutti (Gesù compreso) avrebbero preferito che tutto si fosse risolto parlando in un salotto e sorseggiando una tazza di tè, ma la loro realtà è stata un’altra e loro l’hanno vissuta nella comunione con Dio Padre e in loro per nostra salvezza (Gesù) e edificazione (i martiri) si è manifestata l’opera di Dio.

Questo tocca oggi a noi come toccava a noi anche ieri o l’altro ieri. Come toccava a noi quando eravamo seduti sui banchi di scuola, o facevamo la corte alle ragazze. Come toccava a noi quando siamo entrati nel mondo adulto. Come è toccato a noi al lavoro, nel crescere i figli, nel vedere la partita, nelle chiacchiere al bar, nel fare la spesa al centro commerciale. Come tocca a noi, oggi, davanti a un virus assassino che con i nostri corpi vuole uccidere anche le nostre anime. Tocca a noi vivere così che si manifesti l’opera di Dio: l’amore suo versato nei nostri cuori, nelle nostre menti, nei nostri corpi sia che la vita attraversi i deserti, i ghiacciai, le tempeste come i prati fioriti e le brezze del mattino.

 
don Alberto

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