La quarta riga…

La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.

Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 16 dal versetto 5 al versetto 11 (Gv 16,5-11)

5Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. 6Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. 7Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. 8E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. 9Riguardo al peccato, perché non credono in me; 10riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; 11riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato.

Commento

“Ciao, esco”

“Dove vai?” domanda che in genere si accompagna a “non fare tardi” o simili.

Possono cambiare le latitudini, possono cambiare i genitori e i figli, ma più o meno, il “dove vai?” è la domanda di rito che accompagna ogni manifesta volontà di uscire di casa.

Aggiungerei che il “dove vai?” si fa questione morbosa per la persona gelosa o motivo di risentimento sindacale nel mondo del lavoro.

L’esordio fatto serve per sottolineare che la domanda stupita di Gesù non è fuori luogo perché la normalità dei casi sembra dover imporre la richiesta. Lui confida di andarsene a breve e i suoi rinunciano alla domanda perché?

Pensano sia inutile perché vuol sempre avere ragione lui e che per questo qualche volta non si fa capire? Potrebbe essere la motivazione di Tommaso che pose la domanda  sentendosi dire che Gesù era la via, la verità e la vita. Può darsi che la santità di Tommaso abbia avuto, almeno per un attimo, l’umanissima traccia di un “boh? Lasciamo perdere tanto non me lo vuole dire…”.

A portare gli apostoli al silenzio è stato il timore angosciato di presentirsi soli e anche un poco abbandonati? Senza di Lui il sentirsi persi poteva essere l’evidenza più evidente.

O, forse, è l’esito del disagio provato per come Gesù andava modellando la figura del Messia? Un modo scandaloso e diversissimo dalle loro attese. Se ci pensi, infatti, tutti eccetto Giovanni a un certo punto lo abbandonano e, guarda caso, quando la figura del Messia prende la forma di un Crocifisso che perdona.

Chissà quali i sentimenti e, quindi, chissà quale il motivo del silenzio da parte degli apostoli.

Ipotesi per ipotesi mi si presenta una un po’ strana e molto vicina a noi.

“Dove vai?”, vorrei chiederti, ma non te lo chiedo perché la domanda mi inquieta e mi spaventa.

Trattiene la paura della domanda in sé, non della domanda rivolta a Gesù.

“Dove vai?” te lo chiedi cento volte e probabilmente non riesci ad andare molto più in là.

Dove va la tua vita, verso dove vanno le tue scelte, verso dove scorrono i tuoi giorni?

Dove vai? Dove vanno le persone a cui vuoi bene?

Una volta che poni la domanda ti accorgi che scava a va oltre: “Dove vai”, cioè, quale la traccia che lega i momenti della tua esistenza?

Se con la “cartina in mano” riconosci la via che hai seguito, abbandonato e ritrovato, ti accorgi anche che, come ogni pista o strada, passa per delle cime, attraversa prati e arriva al luogo: la via ha un termine.

Dove va la tua vita? Quale il suo ultimo punto, il punto del suo arrivo? Dove ti porta?”.

Dove vai anima mia? Domanda pensata e pregata nelle sere, ripetuta nel silenzio di una notte piena di stelle o nell’ansia dell’attesa del medico che esca dalla sala operatoria e ti dica di lui o di lei. Domanda compagna, presente e dimenticata, delle scelte della vita.

Domanda che guardandoti fai a te stessa, a te stesso.

Dove vai vita? Sotto un cumulo di terra o là in alto oltre le più belle stelle?

No, stavolta non contestiamo i poveri apostoli, siamo solidali con loro. Scusaci, Signore, non ti domandiamo dove vai. E’ una domanda carica di grande peso.

Sappiamo, però, che tu cammini con noi lungo la nostra strada di Emmaus e, per questo, affidiamo a te la domanda. Sarai tu a porla a noi quando nella nostra vita ci troveremo a un bivio, quando l’istinto, la rabbia, la paura tenteranno di farci reagire di scatto.

Sarai tu a porla a noi quando vedremo i giorni perdersi nella nebbia delle domande e del dubbio. Sarai tu a porre la domanda e ad attrarci a te.

Ora l’amato mio prende a dirmi:

“Àlzati, amica mia,

mia bella, e vieni, presto!

Perché, ecco, l’inverno è passato,

è cessata la pioggia, se n’è andata;

i fiori sono apparsi nei campi,

il tempo del canto è tornato

e la voce della tortora ancora si fa sentire

nella nostra campagna.

Il fico sta maturando i primi frutti

e le viti in fiore spandono profumo.

Àlzati, amica mia,

mia bella, e vieni, presto!

O mia colomba,

che stai nelle fenditure della roccia,

nei nascondigli dei dirupi,

mostrami il tuo viso,

fammi sentire la tua voce,

perché la tua voce è soave,

il tuo viso è incantevole”.

(Cantico dei Cantici 2,10-14)

Siamo distratti, siamo presi dalle cose, si corre si va.

La pianura è silente, i monti sembrano irraggiungibili e la distesa del mare senza confini.

Il canto d’amore di Cristo per noi, ci sembra non sia per noi, non riusciremo mai a udirlo per poterlo seguire.

Eppure, quel canto d’amore è dentro di te, suona dal profondo di te.

La domanda del “dove vai”, che tu pensi di non poter o di non saper porre al Signore, la poni ogni minuto con la sfrontata forza di una donna o di un uomo densi di gelosia per l’amato.

Quella domanda che le tue labbra non sanno ripetere, cresce nella notte e attraversa la pianura, scavalca i monti e saltella sul mare.

La domanda c’è, è posta e a quella domanda l’amato risponde perché sente le parole del cuore.

Tu pensi si parli di qualcosa che non sei. Tu pensi che sia una fantasticheria in una notte di coronavirus, ma sotto, sotto sai, anche, che non è così, sai di un amore che c’è, che canta, che domanda, che interroga: “dove vai?”.

Sai che è in te e, seme fecondo, porta un nome: Spirito santo.

don Alberto

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