La quarta riga…

La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.

Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 14 dal versetto 21 al 26 (Gv 14,21-26)

21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”.

22Gli disse Giuda, non l’Iscariota: “Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?”. 23Gli rispose Gesù: “Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui. 24Chi non mi ama, non osserva le mie parole; e la parola che voi ascoltate non è mia, ma del Padre che mi ha mandato.

25Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. 26Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Commento

Tenendo presente i numeri precedenti (n. 62-65) diventa più “semplice” riflettere sui versetti di oggi e permette di accennare soltanto ad alcuni passaggi.

Partiamo dalle prime parole riportate dal brano: “21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui.”.

Questo versetto si raccorda col v. 15: “15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.”.

“Che succede?”, ti verrà da dire. Sembra che Gesù si contraddica, prima dice che tutto sgorga dall’amore e poi dice che è il fare che documenta l’amore tuo per lui.

Non c’è, evidentemente, contraddizione. I due versetti (15 e 21) si rimandano l’uno all’altro e, insieme, ti indicano il duplice movimento dell’amore.

Dio ti ama e questo amore è prima della tua coerenza, è prima del tuo sì, e rimane anche quando cadi e ti allontani da Lui. Dio da sempre e per sempre ti è Padre.

A questo amore infinito che ha toccato il tuo cuore rispondi col tuo amore e la tua risposta prende la forma del gioioso ascolto della sua Parola. L’ascolto della sua Parola manifesta, così, che tu stai rispondendo con amore al suo Amore.

Segue il v. 22 dove viene posta una questione a Gesù: “22Gli disse Giuda, non l’Iscariota: -Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi, e non al mondo?-“.

Come spesso accade nel Vangelo, le obiezioni dei discepoli possono avere un duplice valore: indicare dubbi dei discepoli stessi oppure dubbi emersi nelle comunità cristiane negli anni successivi.

Questa obiezione, per esempio, era un’obiezione con cui si dovettero misurare i cristiani dei primi secoli. E’ Origene a riportare le parole di Celso: “se veramente Gesù aveva in animo di rendere manifesto il suo potere divino, avrebbe dovuto apparire a quegli stessi uomini che lo avevano oltraggiato e a quello che lo aveva condannato e a tutti quanti gli altri.” (Contra Celso, II,63, edizioni UTET p. 196)

Gesù apparentemente non risponde e sembra proseguire nel suo discoro a partire da quanto detto al versetto 21.

Senza dubbio si ricollega al v. 21, ma risponde anche alla domanda posta e nel rispondere intende farti fare un ulteriore passo dentro al suo Amore.

Come già è stato accennato in un altro numero della Quarta riga, Gesù nella risposta usa i verbi dell’Amore. Se al v. 21 ha detto che Lui e il padre si sarebbero manifestati al discepolo qui usa i due verbi: “venire e prendere dimora”.

Poiché ormai credo di averti annoiato con le parole sull’Amore di Dio, sul tuo amore per lui, sul suo dimorare in te e di te in lui. Mi affido a un passaggio bellissimo in un romanzo che non è religioso e che non è scritto da un cattolico praticante. Per questo le parole che riporto sono ancora più belle perché dicono di come Dio parli al cuore degli uomini anche quando questi non ne hanno consapevolezza. L’autore è stranoto si tratta di Ernest Hemingway e il romanzo è ancora più noto: Per chi suona la campana. Se il romanzo si distende per più di 500 pagine, racconta soltanto 72 ore di vita nel pieno della guerra civile spagnola (tragica premessa della II guerra mondiale). Sono le ore che vive un gruppo di partigiani (un po’ banda) di Pablo il loro capo, una donna dalla forte tempra, Pilar che è in qualche modo il vero capo, una ragazza chiusa in sé, sofferente nel suo silenzio, perché ha visto ciò cdi cui sono capaci le forze franchiste dalle quali viene violentata. In quelle ore c’è un ponte e un americano Robert Jordan che combattendo coi repubblicani deve far saltare quel ponte. Per questo si deve appoggiare come base alla caverna dove sta il gruppo di Pablo e Pilar, posizionata vicino al ponte. Lì conosce Maria e in lei incontra tutto ciò che Lui, come uomo, poteva sognare e desiderare di incontrare e così è anche per Maria che nell’amore per lui riesce a superare l’orrore della violenza subita ritrovando nell’abbraccio di Robert la dolcezza e la bellezza dell’unione dei corpi come espressione dell’amore e non più della violenza. Tutto per i due giovani avviene in una notte e, in pagine secondo me inarrivabili, i due nelle poche ore della notte vivono tutta la vita.

Arriva l’alba tutto è pronto per far saltare il ponte stanno per mettersi in marcia, ma il cavallo cavalcato da Jordan cade spezzando la gamba dell’americano in un modo così grave da non lasciargli più molti giorni da vivere. I franchisti, intanto, con forze ingenti si stanno avvicinando al ponte. Da lontano sono già stati visti, occorre fuggire in fretta, Jordan, allora, decide di offrire le sue ultime ore di vita per cercare di fermare il più a lungo possibile la colonna militare che avanza sulla stretta strada permettendo al gruppo di mettersi in salvo. Ora, però, deve convincere la dolce, bella, piccola Maria ad andare via. Cosa terribile per chi in lui e con lui ha ritrovato tutta la vita. Lei vuole rimanere con lui e morire con lui e se presa viva è pronta a subire l’inimmaginabile pur di essere con lui, di vivere con lui, di non abbandonarlo solo.

Jordan la spinge cerca di convincerla ad andare via. E’ il loro ultimo grande dialogo d’amore di cui ti riporto una parte

“Guapa” disse a Maria prendendole le due mani. “Senti non andremo a Madrid…”. Allora lei si mise a piangere.

“No, guapa, no” diss’egli. “Ascoltami. Non andremo a Madrid ora, ma io sarò sempre con te dovunque tu vada. Capito?”.

Senza dire niente, lei gli premette la testa contro la guancia e lo abbracciò.

“Stammi bene a sentire, coniglietto” egli le disse. Sapeva che c’era pochissimo tempo e sudava moltissimo, ma certe cose dovevano essere dette e capite. “Ora tu te ne andrai, coniglietto. Ma io sarò con te. Finché ci sarà uno di noi ci saremo tutti e due. Mi capisci?”.

“No, io rimango con te.” (…)

“No, coniglietto. Ascoltami. Quello che devo fare io, adesso, nessuno può farlo con un altro. Ognuno deve farlo da solo. Ma se tu andrai io sarò con te. Solo in questo modo potrò venire anch’io”.   (…)

“Ma tu non capisci, Robert. Che ne sarà di me? E’ molto peggio per me andarmene.”

“Certo” diss’egli. “Per te è più duro.

Ma ora io sono anche te … tu ora sei me, veramente così vengo anch’io te lo giuro…”

Perché Gesù non ti sei manifestato a tutti?

Perché io sono in te e tu in me e con te vivo là dove tu sei e attraverso te vivo, parlo amo i miei figli che io farò incontrare a te:

“Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.”

don Alberto

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