La quarta riga…

La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze.

La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola.

Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.

Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 15 dal versetto 9 al 19 (Gv 15,9-19)

9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.

12Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. 13Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. 14Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. 15Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. 16Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri.

18Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 19Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia.

Commento

Forse abbiamo un ricordo in comune di quando eravamo piccoli. Talvolta la mamma ci chiedeva: “vuoi bene alla mamma?”. “Sì”, rispondevamo, e lei aggiungeva: “Quanto?”. “Tanto” si rispondeva e lei non appagata domandava: “Tanto come?”. Abbandonate le parole, passavamo ai gesti allargando le braccia e non contenti dell’apertura a 180 gradi per allargare ancora di più, portavamo le braccine dietro le spalle fin dove l’articolazione lo permetteva.

Quell’immagine mi aiuta perché domandando a Dio se mi ama e se al suo tanto chiedo ancora: “tanto come” anche Lui distende le braccia nella croce del Figlio.

Può sembrarti una domanda peregrina, ma può avere un senso chiederci quanto Dio ci ami perché aiuta a non lasciare nel generico l’affermazione che Dio è Amore che ama tutti noi.

Dio Padre ci ama esattamente come ama suo Figlio!

Quando ti vengono i dubbi e ti sembra che Dio si sia dimenticato di te pensa al Figlio di Dio e ripeti a te stesso: “tu, mio Dio, mi ami come ami Lui.”.

Essere amati come il Figlio (vedi anche le Quarte righe precedenti) vuol dire per noi entrare in una vita nuova, in una dimensione nuova. Se entri nel mare esci bagnato e se non fai la doccia la tua pelle, quando si asciuga, acquista un leggero sapore salato. Immergersi nell’amore di Dio vuol dire condividere il “sapore” di Dio

Il “sapore” di Dio è l’amore e, con questo, sei arrivato all’unico comandamento che il Signore ci consegna: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.”

Prima di partire a farti esami di coscienza con esiti depressivi, dovresti riflettere su cosa è l’Amore. Ormai lo sappiamo: dobbiamo superare la tentazione di partire dai nostri concetti per salire fino a Dio. Il movimento deve essere inverso: devi guardare all’amore di Dio per comprendere a cosa sei chiamato.

Gesù, infatti, non ti dice genericamente: “vogliatevi bene”, ma “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.”.  Come lui ci ama? Diventa chiaro che, allora, amare è una navigazione e non una scatola da aprire tirando fuori cose e spiegazioni. E’ una navigazione nel cuore, nella vita, nella parola che è Cristo e, come ogni navigazione la si compie non limitandosi a studiare le carte, ma navigando, così è per la grande traversata nell’Amore di Dio.

C’è, però, un’espressione di Gesù che sembra innalzare una certa barricata: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.”. La barricata è data dalla parola Amici.

L’amore che Cristo ci comanda è un amore riservato a quelli che sono del nostro gruppo? O quelli che la pensano come noi? O ci si deve limitare a pochi scelti: gli amici? Per gli altri, invece, sentimenti e rancori in libera uscita?

Può Gesù entrare in contraddizione? Gesù, infatti, ha anche detto: “43Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, … Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? (Mt 5,43-44.46).

Ti propongo, allora, due percorsi che mi sembra si integrino.

Ricordando il tema della vite e di noi che siamo i tralci, il tema del dimorare, e il comandamento di amare come lui ama, puoi apprezzare il gioco tra le parole amici e nemici.

Gesù muore per tutti (ricordi sulla croce quando invoca dal Padre il perdono per tutti?), muore per coloro che lo hanno ucciso, per coloro che si sono comportati da nemici e che lo guardano ancora da nemici. Gesù muore perdonando perché lui non li vede come nemici, nell’amore “vede” e li considera amici. Quando Giuda va nell’orto degli ulivi per farlo catturare, come si comporta? Da nemico.

Gesù con quale parola lo accoglie? “Amico”: “Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: “Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!”. 49Subito si avvicinò a Gesù e disse: “Salve, Rabbì!”. E lo baciò. E Gesù gli disse: “Amico, per questo sei qui!”. Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono. (Mt 26,48-50).

Il comandamento che ci affida è amare come Lui ha amato e lui ha amato vedendo nel nemico un amico. Puoi dare la vita, ma se odi non è l’amore di Cristo. Vai al libro degli Atti degli apostoli e cerca le parole di Stefano mentre lo lapidano: sono parole di perdono, come Cristo sulla croce.

Difficile? Certamente! Impossibile? Certo! Per il nostro amore, ma non per il suo. Noi chiamati al comandamento dell’amore, del suo amore non dobbiamo mai dimenticare la lezione della vite e dei tralci. Che amore vuoi donare se inaridito ti sei staccato dalla vera vite?

Il secondo percorso.

Gesù dice di amare come lui ama e immediatamente aggiunge che non c’è amore più grande del dare la vita agli amici. Confida, poi, ai suoi discepoli che lui non li considera servi, ma amici. Partendo da qui, facciamo alcuni passaggi.

Gli apostoli attraverso chi possono vedere l’amore del Padre per loro? Cosa li può rassicurare  e consolidare nel rapporto di fede con il Padre?

Il fatto che chi parla del Padre è uno che dona loro tutto, fino a dare la vita e l’ultima goccia di sangue.

Come Il Signore potrà farsi incontro a tutti gli altri oltre ai discepoli? Come potrà annunciare a tutti e attraverso i secoli che Dio è Padre che ama infinitamente?

Attraverso i suoi amici e i suoi amici saranno quelli che faranno proprio il suo comandamento. Come gli apostoli, vedendo Cristo immerso nell’Amore del Padre, hanno “visto” il Padre, così, oggi, chi vede la comunità di Cristo viva nel comandamento dell’amore può “vedere” il Padre.

Impegno cristiano? Progetti pastorali? Cosa scegli? La logica del fare o dell’essere, in Cristo, il suo corpo: un corpo dato e un sangue versato? A me sembra che questa sia la sostanza e il resto niente altro che simpatiche chiacchiere, talvolta anche interessanti e affascinanti, ma solo chiacchiere.

don Alberto

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