La quarta riga…
La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.
Dal Vangelo secondo Luca capitolo 1 dal versetto 26 al 38 (Lc 1,26-38)
Al sesto mese, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nàzaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te”.
A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.
Allora Maria disse all’angelo: “Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?”. Le rispose l’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra.Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch’essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio”. Allora Maria disse: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola”. E l’angelo si allontanò da lei.
Commento
Ci sono molti commenti di grande profondità sia a livello esegetico che spirituale e sono così tante e tante le pagine che si potrebbe persino rischiare di perdersi dentro. E’ però una grande fortuna la loro esistenza e, anche, molto più in piccolo, ciò che in questi anni ci siamo detti a commento di questo brano del Vangelo secondo Luca.
Una fortuna perché questo tesoro che sappiamo di possedere e che in qualsiasi momento nelle varie forme si può utilizzare, mi e ci permette la libertà di andare per altre vie.
A dir la verità adesso ritroviamo degli spunti che abbiamo già condiviso, mi sembra in una predica. Non penso, però, che li abbiamo a ricordare tutti e, se anche fosse, può essere utile averli fissati su un pezzo di carta.
Entriamo allora nel fatto accaduto. Come abbiamo già fatto su un altro dei nostri fogli faremo accenni sintetici per stare nel consueto breve spazio.
vv. (vv. sta per versetti) 26-27: L’Angelo, la Parola arriva a te che vivi una storia, la tua storia. Non arriva alla tua testa, non arriva alla tua volontà e non arriva neppure al tuo cuore. Arriva a tutto ciò che sei tu (testa, corpo, cuore, mente), a te che stai dentro ai tuoi giorni, ai tuoi sogni, ai tuoi dolori.
La Parola confinata nell’intellettualismo, o nel moralismo o nel sentimentalismo si va spegnendo e muore perché in quegli “ismi”, alla fine, ti trovi a parlare solo con te stesso.
La Parola arriva al tuo sesto mese che è un mese che non sai perché non arriva su ordinazione, Lei arriva per dono. Per questo la Parola chiede da parte tua un primo momento fatto di mendicanza: una preghiera silenziosa che come una mano si protende verso Dio. Questo nella vita e ogni volta che tu apri la Bibbia per meditare e pregare.
V. 28 Hai aperto il testo sacro, hai fatto silenzio quasi mendicando da Dio il dono di sé e tu seduto/a o in ginocchio ti accorgi che non stai leggendo un libro di avventure, ma stai leggendo una Parola che ti interpella, che parla al tuo cuore e stupore! Non ti dà ordini, non ti giudica, non guarda la zizzania che col grano buono è dentro al tuo cuore. Ti dona gioia, la gioia non solo di sapere, ma di sentire che il Signore è con te.
v. 29 Provi un turbamento, ti verrebbe voglia di alzarti. Sei pieno/a di gioia eppure provi un sentimento vago quasi di timore. Oppure trovi turbamento perché ti distrai, perché non riesci a concentrarti e la Parola ti sembra una parola muta per te.
vv. 30-33 Tu fedele torni a lei e la Parola lentamente, con la pazienza dei giorni, dei mesi, degli anni ti scava e scava e scava. Non te ne accorgi, te ne accorgerai e il futuro del verbo sta a indicare una cosa che accadrà tra un secondo come tra venti anni, ma quella Parola, nelle ore e negli anni di Dio, inizia ad accendere una luce nuova e tu inizi a vedere la tua vita. Non ti ordina, ma ti conquista col fascino dell’Amore perché non è una pagina di carta, è Dio che parla alle tue profondità, là dove lui ha posto in te la sua immagine.
Questo nella vita e ogni volta che tu, aperta la Bibbia per meditare e pregare, cerchi di rispondere alla domanda: cosa dice questa Parola?
v. 34 Tu inizi a domandare. Non sono più le vuote domande del se Dio c’è perché permette questo e permette quello. Non sono più le domande con le quali hai cercato di tenere Dio alla larga dalla tua vita come si faceva con i professori per ritardare il momento delle interrogazioni. Inizi a domandare a quella Parola, a Dio: “cosa mi vuoi dire? Cosa illumini della mia vita?”. Non domande intellettuali, ma domande “abbracciate” cioè simili a quelle di un uomo che abbraccia intensamente la donna amata.
Questo nella vita e ogni volta che tu, aperta la Bibbia per meditare e pregare dopo aver ascoltato ciò che la Parola dice, cerchi di rispondere alla domanda: cosa dice a me questa Parola?
V. 35 E Dio ti risponde. Tutto intorno a te diventa luce, è la gioia di sentirti amata/o. Non sai se dopo sarai coerente con ciò che vai scoprendo, ma senti che quell’amore che ti inonda porta il tuo cuore a dire: “avvenga per me secondo la tua parola”.
Questo nella vita e ogni volta che tu, aperta la Bibbia per meditare e pregare, arrivi al momento in cui inizi ad ascoltare Dio e a dialogare con Lui e dove il dialogo è forse il tuo silenzio inondato dalla sua luce.
Poi, arrivati a questo punto di questi spunti, puoi essere tentato di concludere: “sarebbe bello, ma…” e invece è il momento di recitare con devozione una Ave Maria per dire a Lei: “Madre nostra aiutami a leggere la Parola col cuore con cui tu hai ascoltato le parole dell’Angelo e rendimi capace di custodire tutto in me come hai fatto tu”.
don Alberto

Related Article

Write a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.