Il momento che stiamo vivendo è di grande drammaticità.

Non abbiamo ricordi con cui confrontare la situazione presente.

Le autorità pubbliche ad ogni livello stanno ponendo in atto scelte difficili, ma necessarie e imposte per la tutela della nostra salute e della salute degli altri.

Qualcuno potrebbe pensare e, purtroppo, dire che certe imposizioni tolgono la libertà personale e ledono i valori della democrazia.

E’ una visione profondamente scorretta perché la parola persona porta con sé il concetto di relazione e di apertura all’altro. Le norme, dunque, ledono il falso diritto alla libertà individualistica di chi, cioè, pretende di vivere come se gli altri con i loro diritti non esistessero, salvo chiedere il loro aiuto nel bisogno.

La democrazia non viene intaccata dalle norme restrittive che oggi vengono imposte perché non c’è democrazia se non c’è una società di uomini e di donne e non c’è una società di uomini e donne se non si persegue concordemente, ciascuno per la sua parte, il Bene comune.

Chi si sente esonerato dalla responsabile attuazione delle norme non è un poeta, non è un uomo libero e non è neppure il coraggioso combattente contro un potere dittatoriale, è, e mi scuso delle parole forti, un individualista egocentrico.

Siamo chiamati a una lotta comune dove ognuno deve con coraggio e costanza stare al suo posto di combattimento qualunque esso possa essere e questo è doveroso anche per un altro motivo, questo sì, rivoluzionario.

Non so se ci siamo accorti, il Virus ha obbligato la società intera a tirare fuori la parte migliore. E’, infatti, la prima volta che al primo posto non viene messa l’economia con le sue leggi, ma l’uomo, la donna, la persona. Non solo, si sta lottando per salvare principalmente una parte della popolazione più debole, gli anziani, che la logica del mercato e la cultura dello scarto metterebbe da parte o eliminerebbe volentieri come un peso una volta succhiate le loro risorse economiche.

La malattia, però, non colpisce più solo gli anziani, va brandendo la sua spada con sempre maggior forza colpendo da tutte le parti senza più troppi riguardi per l’età. A Trezzo abbiamo accompagnato alla casa del Padre e pregato al cimitero 38 fratelli e sorelle, in 21 giorni.

Per questo non si può non deplorare, per non dire condannare assolutamente, quei comportamenti che per la logica della furbizia aggirano le norme con mille scuse  e possiamo proporre, in proposito, alcuni esempi:

    • c’è chi prende la scusa del cane come se il cane dovesse uscire dieci volte al giorno.
    • Altri, acquistano le sigarette a un tale ritmo giornaliero da pensare che invece dei pacchetti comprino una sigaretta per volta.
    • Altri vanno in due a fare la spesa come se uno non si fidasse dell’altro, oppure, facendola, come d’abitudine, più volte alla settimana.
    • Altri con la bicicletta varcano i confini comunali e si impegnano in trasferte come se si allenassero per delle prossime gare
    • Altri, anche anziani, disinvoltamente se ne vanno a spasso.
    • C’è chi non resiste all’attrattiva del fiume.

E’, ovvio, che questo spingerà l’autorità pubblica, che non possiamo non ringraziare per quanto fa per noi, a ulteriori restrizioni che peseranno su tutti anche su quelli che le norme le rispettano e ai quali raccomandiamo di non farsi prendere dal panico perché con esso si annebbia tutto.

Dunque, non vi diciamo solo di restare a casa, vi diciamo molto di più: siate uomini e donne responsabili, solidali e buoni cittadini.

Soprattutto, date ascolto alla vostra coscienza che, se è retta, non vi farà sbagliare e vi ricorderà che l’unico comandamento lasciatoci da Gesù (amatevi come io vi ho amato) obbliga con rigore assoluto a porre al centro non noi stessi, ma gli altri e il bene di tutti prima del proprio.

 

I tuoi fratelli sacerdoti.

Related Article

Write a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.