La quarta riga…
La prima riga è quando ti accorgi della realtà, del cielo, del fiume, della pioggia come del sole. La seconda riga è quando ti accorgi delle persone della loro vita, dei loro sogni, del loro pianto, delle loro speranze. La terza riga è quando ti accorgi che Dio parla al tuo cuore quando hai la pazienza del tempo. La quarta riga è quando ti sai fermare per chiederti cosa vuol dire a te quella parola che ti è arrivata dalla realtà, dalle persone, dalla Parola. Dopo la quarta c’è la quinta e la sesta e… dipende dal tuo cuore, dalla tua libertà.

Dal Vangelo secondo Giovanni capitolo 5 dal versetto 31 al 47 (Gv 5,31-47)
Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce. Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato.
Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. 40Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?”

Commento
Questa mattina dobbiamo riconoscere che ci è impossibile in poco spazio tentare di entrare con ampiezza in tutto il brano perché già leggendolo ti sei accorto che è un poco complesso e articolato.
Ne faremo una porzione ricordando che la meditazione non è un atto simile a quello dello scolaro che deve studiare tutte le pagine assegnate dal professore.
Si può meditare e pregare a partire da un versetto, può capitare che lo si faccia anche solo su una parola.
Del resto credo di poter dire che Dio ama gli appuntamenti: per quello che non vedi oggi, Lui ti dà l’appuntamento domani.
Attento, però, il domani di Dio può essere anche oggi, dopo mangiato, mentre metti i piatti nella lavastoviglie. Lui è fatto così: ti ama e ti viene incontro quando ti impegni nella serietà del raccoglimento della preghiera e quando sei impegnato in altre cose.
Visto che non possiamo uscire facciamo un esempio di quando si usciva. Sei in metropolitana nella calca dell’ora di punta. E’ il tragitto che fai da sempre eppure una mattina ti capita di guardare agli altri con tenerezza. Li guardi senza la consueta indifferenza e, chiusi sui loro cellulari o appesi alle sbarre con aria addormentata e con i pensieri lontani dal vagone, ti accorgi che sono persone, che sono storie, che sono gioie e preoccupazioni e speranze come lo sei tu.
Si aprono le porte, sei arrivato/a, scendi dal vagone e lasci sul sedile il pensiero avuto mentre il treno riparte. La comunicazione è terminata. Forse la dimenticherai o forse rimarrà nascosto in te un sentimento come il seme nel terreno. Comunque, Lui ti ha parlato.
Può accadere anche in casa in questi giorni nei quali stai guatando, sopportando, amando e scoprendo le persone che da sempre hai con te, ma che in questi giorni le hai proprio fisicamente con te.
Beh, visto che abbiamo parlato di meditare su una parola, non puoi tralasciare che il brano una parola te la ripete (se ho contato bene) dieci volte come sostantivo e come verbo: testimonianza, testimoniare.
Quando Gesù o l’evangelista ripete una parola più volte, come sappiamo, dobbiamo, come si dice, rizzare le orecchie.
E facciamo bene perché Gesù ti dice molto sulla testimonianza e il bello è che non dice quello che immediatamente diremmo noi o che ci aspetteremmo. Non so cosa ne pensi, ma credo che anche tu alla parola testimonianza abbini coerenza, coraggio di dire, annuncio da dare agli altri oppure la capacità di giudizi veri, profondamente cristiani, sulla realtà.
Gesù, invece, dice una cosa diversa e semplicissima, talmente semplice che ci prendiamo la libertà di fare come se non avesse detto nulla.
Gesù ti ricorda che la testimonianza viene da un altro perché uno non può essere testimone di sé stesso. E’ semplice, no? L’imputato, per esempio, non può essere testimone a suo favore ci vuole un’altra persona.
Sì, semplice, ma poi scatta la pretesa di essere noi testimoni di noi stessi. Impossibile?
A me viene in mente quando ti capita di donarti agli altri, di essere paziente, di fare tutto il bene possibile. Ti senti molto bravo e inizi a lamentarti del fatto che sei sempre tu a impegnarti, a fare, a donare.
Senza dubbio bravo lo sei, ma stai testimoniando te di te stesso mentre sono gli altri che sono i testimoni di ciò che sei. Nel caso in cui gli altri peccassero di distrazione è occasione fortunata che ti permette da un lato di coltivare la pazienza del tempo e dall’altro di ricordare o prendere coscienza del fatto che c’è, per te, l’unico eterno testimone che con la sua testimonianza da forza a tutto il tuo impegno ed è Dio che in Cristo ti è Padre. E’ una prospettiva che potrebbe permetterti di non affliggere gli altri e te stesso trovando la leggerezza e la gioia del vivere. (Mi sembra ti trovare questo concetto nei versetti 31-37a)
Poi? Mica finisce qui. Nel mentre sei tentato di dare testimonianza a te di te, Gesù sembra dirti: “ma tu sei testimone della bellezza che è negli altri?
Sei testimone di Dio presente nel cuore degli altri?
Sei testimone di me che ti vengo incontro nelle persone, nelle situazioni che ti sono date?”.
(Mi sembra ti trovare questo concetto nei versetti 37b-43)
Tutto si chiude con un duplice richiamo. Il primo richiamo: nel dare testimonianza a te di te stesso cerchi troppo la gloria del plauso degli altri mentre forse dovresti chiederti con maggior coraggio, serietà e verità: che cosa voglio, che cosa cerco? (Lo trovo nel versetto 44)
Il secondo è un invito pressante a usare bene tutto ciò che ti è stato donato, gli strumenti che ti sono offerti, le occasioni che ti vengono proposte. (Lo trovo nell’ultimo versetto)

don Alberto

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